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L’olio di semi di canapa come supplemento dietetico di acidi grassi essenziali polinsaturi della famiglia omega.

L’olio di semi di canapa come supplemento dietetico di acidi grassi essenziali polinsaturi della famiglia omega.

D.Belotherkovsky


Dipartimento di Clinica e Terapia Medica, Sez. ed Ambulatorio di Plasmaferesi Terapeutica, U.O.C.”Dietologia”; Università di Roma “La Sapienza” – Policlinico Umberto I

L’olio di semi di canapa (OC) è un alimento che si ricava per spremitura a freddo dei frutti (semi) della pianta di canapa, ossia Cannabis Sativa L. L’OC è particolarmente ricco di acidi grassi essenziali (AGE) polinsaturi della famiglia omega. E’ noto che nelle società occidentali è ormai diffuso il consumo degli AGE. L’OC, contiene componenti attivi come gli AGE omega-6 (Ω6): acido Linoleico, acido γ-Linolenico ed omega 3 (Ω3): acido α-Linolenico, acido Stearidonico, con rapporto ottimale tra loro 3 a 1, rispettivamente (Ω6/Ω3). Gli AGE sono anche costituenti importanti delle membrane delle cellule e conferiscono alle membrane cellulari caratteristiche di elasticità, permeabilità, fluidità e flessibilità per mantenere la corretta funzionalità cellulare.
Inoltre, da studi più recenti su esseri umani e su modelli animali, è risultato che la somministrazione dell’OC favorisce la riduzione dei livelli plasmatici del colesterolo non HDL e dei trigliceridi. Gli AGE sono anche capaci di diminuire il grado di aggregazione piastrinica. Infine, è riconosciuto che essi possano esercitare effetti cardioprotettivi dopo un danno al miocardio.
Tuttavia, molto resta ancora da chiarire sull’impatto degli AGE sulla prevenzione delle malattie cronico-degenerative in generale e sulle malattie cardiovascolari su base arteriosclerotica in particolare.

Fonte: A.N.I.F., Associazione Nazionale Ipercolesterolemia Familiare , Dec 05 2008

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L’ A.N.I.F., Associazione Nazionale Ipercolesterolemia Familiare, ONLUS, è costituita da un gruppo di genitori i cui figli sono affetti da ipercolesterolemia familiare omozigote, eterozigote e altre iperlipidemie geneticamente determinate.

L’associazione ha come finalità  prioritaria la difesa degli interessi dei malati affetti da ipercolesterolemia familiare, fornendo un sostegno a tutte le famiglie attraverso un’attività di informazione diffusa e promuovendo nel contempo le iniziative atte a favorire lo sviluppo ed il consolidamento delle attività cliniche inerenti l’assistenza diagnostica e terapeutica ai pazienti e la ricerca sulla malattia e lo sviluppo delle terapie.

Aiutateci a sostenere la ricerca e lo sviluppo delle terapie per curare l’ipercolesterolemia

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Sclerosi laterale amiotrofica: vitamina E e omega 3 riducono il rischio di ammalarsi

 

 

Una dieta ricca di grassi polinsaturi come gli omega 3 e di vitamina E più che dimezza il rischio di sviluppare malattie dei neuroni motori come la sclerosi laterale amiotrofica. È quanto suggerito da uno studio pubblicato sul Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry da Jan Veldink, del dipartimento di Neurologia dell’University Medical Center di Utrecht, in Olanda.
La sclerosi laterale amiotrofica è una patologia neurodegenerativa a rapida progressione in cui, nel giro di cinque anni dalla comparsa dei primi sintomi, la distruzione dei neuroni motori induce la paralisi progressiva con esito fatale. La malattia è oggi incurabile. Le sue cause non si conoscono ma di certo la sclerosi origina da un mix complesso di fattori di rischio genetici e ambientali, questi ultimi legati cioè alla dieta, allo stile di vita e forse anche all’assunzione di certe sostanze.
Gli esperti hanno chiesto a 152 pazienti e 220 soggetti sani di controllo di compilare un questionario circa le proprie abitudini alimentari presenti e passate. Dal dettagliato questionario i clinici hanno evinto l’apporto giornaliero per ciascun partecipante di nutrienti quali flavonoidi, calcio, licopene, vitamina E e grassi polinsaturi come omega 3 e omega 6. Questi ultimi sono considerati grassi buoni in quanto diversi studi hanno evidenziato un loro ruolo protettivo per l’organismo. Ne sono ricchi certi pesci e oli vegetali.
È emerso un chiaro nesso tra l’apporto quotidiano di vitamina E e grassi polinsaturi e rischio di ammalarsi di sclerosi laterale amiotrofica.
In particolare coloro che avevano un apporto giornaliero di grassi polinsaturi pari a 32 grammi presentavano un rischio ridotto del 60 per cento di ammalarsi di sclerosi laterale amiotrofica rispetto a coloro che invece avevano un apporto giornaliero di grassi polinsaturi pari a 25 grammi.
Per la vitamina E un apporto giornaliero pari a 18-22 milligrammi era associato a rischio ridotto del 60 per cento di ammalarsi di sclerosi laterale amiotrofica rispetto a coloro che invece avevano un apporto giornaliero di vitamina E pari a 18 milligrammi.
Gli effetti di vitamina E e grassi buoni sembrano sinergici, con un risultato nel loro insieme molto significativo in termini di protezione dalla malattia. Invece non sono state trovate associazioni significative tra l’introito giornaliero di altri nutrienti quali calcio, flavonoidi e licopene, e protezione dalla malattia. Probabilmente vitamina E e grassi polinsaturi esercitano un effetto neuroprotettivo oltre che partecipare al benessere generale dell’organismo, hanno concluso i neurologi.

Fonte: Veldink JH et al. Intake of polyunsaturated fatty acids and vitamin E reduces the risk of developing amyotrophic lateral sclerosis. J Neurol Neurosurg Psychiatry 2006; doi 10.1136/jnnp.2005.083378.

Fonte: oliodipesce.wordpress.com

Omega 3 e 6

La storia delle proprietà benefiche degli acidi grassi poliinsaturi inizia, ormai è noto, in Groenlandia.

Infatti, la bassissima incidenza di malattie cardiovascolari osservata negli Eschimesi in Groenlandia, negli anni 70, fu correlata al tipo di alimentazione seguita da questo popolo.

Tecnicamente gli Omega (Ω) sono acidi grassi polinsaturi che, dal punto di vista chimico, hanno la caratteristica di possedere un primo doppio legame in posizione 3 (Ω3) o in posizione 6 (Ω6) a partire dall’ultimo atomo di carbonio della catena che li forma. 

Oggi sappiamo che gli acidi grassi essenziali agiscono attraverso vari meccanismi d’azione, svolgendo ruoli essenziali nel traffico metabolico come metaboliti e messaggeri sia agendo direttamente sui recettori nucleari per attivare o reprimere diverse vie metaboliche necessarie per la corretta risposta difensiva della cellula, sia permettendo all’organismo di formare le molecole eicosanoidi che sono coinvolte nelle funzioni riproduttive, nelle infiammazioni, nella febbre e nel dolore associato a traumi o malattie, nella formazione dei coaguli di sangue, nella regolazione della pressione sanguigna, nella secrezione dell’acido gastrico e in molti altri processi importanti per la salute dell’uomo.

 

Più importante è l’integrazione con omega-3 ed il rapporto omega-3 / omega-6

E’ Ormai dimostrato, ed accettato da tutta la classe medica, che l’integrazione della dieta con omega-3 ha molti effetti benefici ,inoltre migliorano le funzioni nervose, ghiandolari ed endocrine.

I omega-3, stimolano ulteriore interesse in quanto si è dimostrata una loro notevole attività antiinfiammatoria dovuta, probabilmente, alla inibizione della produzione di citochine e prostaglandine mediatrici del dolore e dell’infiammazione, con conseguenti possibili applicazioni per il trattamento di malattie infiammatorie intestinali quali la colite ulcerosa ed in patologie cutanee quali la psoriasi dove già ci sono evidenze di elevata capacita di migliorare i sintomi.

Fonti alimentari ed integratori degli omega:

La maggior parte degli oli vegetali non contiene il rapporto ottimale di Ω6 e di Ω3 e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi. L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato e non promuove accumulo di prodotti metabolici.il rapporto tra Ω6 e Ω3 nell’olio di canapa è di 3 a 1 rispettivamente, e proprio questo è il rapporto consigliato e confermato dalle ricerche mediche per l’assunzione degli acidi grassi essenziali.

L’olio di Lino contiene un rapporto invertito tra acidi grassi Ω6/Ω3 e puo’ contenere Linamarina, come conseguenza dell’azione dell’enzima linase che produce i glicosidi cianogenetici e per evitare la tossicita si raccomanda infatti di assumere i semi interi o dopo averli bolliti almeno per 10 minuti e in ogni caso è sconsigliabile assumerne in grandi quantità.

L’olio di Borragine non contiene gli omega 3 solo gli omega 6 pero’ contiene tracce di tossine naturali denominate alcaloidi della pirrolizidina, le quali sono alcaloidi tossici che col tempo tendono ad accumularsi nei tessuti dell’organismo e possono provocare tumori e danneggiare il fegato, i reni, il tratto gastrointestinale e l’apparato respiratorio.

Per quanto riguarda gli integratori di omega 3 a base di olio di pesce, questi sono olii concentrati e prodotti con un processo di purificazione in cui l’olio di pesce viene fatto reagire con etanolo formando un substrato sintetico chiamato “estere etilico degli acidi grassi omega-3″, La soluzione ricavata viene distillata sotto vuoto e condensata, La struttura chimica in cui gli acidi grassi omega-3 si trovano naturalmente nell’olio di pesce, invece, è quella dei trigliceridi naturali. E’ possibile produrre dei concentrati di acidi grassi omega-3 che siano nella loro forma naturale solo che e’ necessario un passaggio ulteriore, il passaggio in più nella produzione implica dei costi maggiori per il prodotto finale pero’ la cosa piu grave è che tali olii possono essere inquinati con mercurio, diossine, furani e metalli pesanti che derivano dal pesce stesso e, se si tratta di un consumo prolungato nel tempo (come è giusto che sia per gli acidi grassi essenziali) questi contaminanti possono raggiungere livelli altamente tossici e, quindi, pericolosi per la salute, e allora bisogna fare attenzione nella scelta di tali prodotti.

Per l’olio di canapa, come tutti gli olii vegetali, è importante la qualita dei semi, la spremitura a freddo, la conservazione in ambiente fresco al buio per evitare l’ossidazione e l’irrancidimento, inconvenienti ultimi che vengono evitati con l’uso di contenitori di vetro scuro, mantenendo la bottiglia in luogo fresco o nel frigo dopo l’apertura.

Un nuovo studio conferma che il pesce non e’ sempre una fonte affidabile di omega 3

Questa nuova ricerca pubblicata a luglio 2008 sulla rivista scientifica Journal of the American Dietetic Association, che ha cercato di analizzare il contenuto di acidi grassi nei pesci più diffusi sul mercato, conferma che non è proprio così.

I ricercatori infatti, che hanno analizzato pesci presenti sul mercato di varie zone degli USA, con particolare attenzione a quelli più comunemente consumati, hanno trovato che: * se è vero che tra le 4 specie di pesce più vendute, la trota e il salmone dell’atlantico contenevano quantità relativamente elevate di omega-3, un basso rapporto omega-6:omega-3 e un rapporto acidi grassi saturi vs insaturi più favorevole,
* per gli altri due, la tilapia (il pesce più estesamente allevato perché cresce molto in fretta) e il pesce gatto presentavano concentrazioni di omega-3 molto più ridotte, un rapporto omega-6:omega-3 molto elevato e un rapporto acidi grassi saturi vs polinsaturi sfavorevole.

Nell’insieme, quindi, questa ricerca evidenzia come le pesanti modificazioni che si sono verificate nell’ultimo decennio nell’industria del pesce hanno fatto sì che i pesci più venduti siano anche quelli che presentano caratteristiche che in genere vengono considerate pro-infiammatorie e quindi dannose alla salute.

Paradossalmente, il pesce (o almeno alcuni pesci) sono stati trasformati in un cibo pericoloso per pazienti come i cardiopatici, quelli affetti da artrite, asma, o altre malattie autoimmuni, che sono particolarmente sensibili alle sostanze pro-infiammatorie (come quelle che derivano dall’acido arachidonico, un omega-6), in grado alimentare una anomala risposta infiammatoria che può danneggiare i vasi, il cuore, i polmoni e le articolazioni.

Le fonti vegetali di omega-3 come l’olio di Canapa, noci, l’olio di lino e altri e più valide sia perché contengono concentrazioni di acidi grassi poliinsaturi molto maggiori rispetto al pesce, ma soprattutto perché sono esenti da tutti gli inquinanti presenti nel pesce, primi tra tutti il mercurio ed altri metali pesanti, la diossina e il PCB.

Fonte:
1. Weaver KL, Ivester P, Chilton JA, Wilson MD, Pandey P, Chilton FH., The content of favorable and unfavorable polyunsaturated fatty acids found in commonly eaten fish. J Am Diet Assoc. 2008 Jul;108(7):1178-85.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18589026

2. Promiseland.it Redazione Italia

LIPIDCLUB 2008 Meeting bitematico

LIPIDCLUB 2008

Meeting bitematico, Roma, 15-16 febbraio

Corso

interdisciplinare di

aggiornamento

Sabato, 16 febbraio 2008

Aterosclerosi: infiammazione, autoimmunità,

dislipidemie ed ipertensione arteriosa

15.00 Short Communication

Effetti dell’olio di semi di canapa sul profilo metabolico: possibile ruolo antiaterogeno

D. Belotherkovsky

Sede: Auditorium I Clinica Medica – Università “lA SAPIENZA” di Roma

PDF Locandina

“La Sapienza” – I Facoltà di Medicina e Chirurgia

Viale del Policlinico, 155 – Roma

Olio di canapa: Prevenzione e terapia delle malattie cardiovascolari. Le ultime notizie.

Jonas Elia*, Dany Belotherkovsky**

*dott. Jonas Elia, medico chirurgo specialista in pediatria e neuropsichiatria infantile.
** Belotherkovsky Dany, diplomato in Riflessologia ed in Medicina Omeopatica, attualmente studente nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi La Sapienza” in Roma.

Le cause per cui si esplicita una malattia cardiovascolare sono molteplici e non tutte ancora ben chiare.

I principali fattori di rischio attualmente conosciuti consistono: alti livelli ematici di colesterolo non HDL (VLDL,IDL,LDL), basse livelli di HDL (colesterolo buono), aumento dei valori dei trigliceridi,  ipertensione e sovrappeso.

Il possibile precoce sviluppo dell’ aterosclerosi può provocare eventi cardiaci, trombosi ed ictus cerebrali, mentre l’ipertensione ed il sovrappeso aumentano l’incidenza del diabete di tipo 2, che complica il quadro principale comportando l’incremento d’incidenza delle malattie cardiovascolari.

Si sospetta che possano esserci anche altre cause, in particolare di natura infettiva e la sclerosi (indurimento) della parete arteriosa che compare con l’avanzare  dell’età.

Questi termini ormai sono diventati di uso quotidiano, visto che nell’arco della vita di quasi il 60 percento della popolazione,  si manifestano  sintomi di malattie cardiovascolari.

L’aterosclerosi è considerata una malattia infiammatoria cronica che ha origine dall’infiammazione delle parete interna (intima) dei vasi sanguigni; tale processo  può creare le placche contenenti colesterolo, e insieme all’aggregazione piastrinica  può quindi provocare l’ostruzione dei vasi – in particolar modo delle arterie coronarie che portano il sangue (e quindi l’ossigeno) al muscolo cardiaco (l’occlusione delle arterie coronarie è la prima causa di infarto cardiaco).

La terapia farmacologia attualmente offerta dalla medicina moderna consiste nell’uso di farmaci che abbassano i livelli ematici del colesterolo (statine), altri che diminuiscono la pressione sanguigna (Calcio-antagonisti e nitrati) e altri che sono farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS), come l’aspirina, che diminuiscono l’aggregazione piastrinica; di solito per protocollo si prescrivono tutti gli agenti farmacologici in dosi diverse (a secondo del quadro clinico) per combattere i principali fattori di rischio.

Il problema della terapia con questi farmaci sintetici è dato dagli effetti collaterali, abbastanza significativi e talora gravi: problemi della funzionalità epatica, miopatie (la cerivastatina è stata ritirata dal commercio nel 2001 proprio per questo), rallentamento del battito cardiaco e senso di affaticamento, problemi a  livello gastrico, e molti altri ancora (leggere il foglio illustrativo per ogni farmaco).

Quindi, le soluzioni adottate dalla medicina moderna consistono nell’utilizzo di composti sintetici che inibiscono le attività enzimatiche o bloccano i recettori specifici, situazione in cui l’organismo cerca di superare gli ostacoli sintetici attraverso l’attivazione di vie metaboliche alternative,  fatto che spiega l’aumento costante delle dosi dei farmaci nel tempo.

Da studi più recenti su esseri umani e su modelli animali, è risultato che la somministrazione dellolio di semi di canapa:

  • Abbassa i livelli ematici di colesterolo non HDL.
  • Abbassa i livelli ematici dei trigliceridi.
  • Diminuisce il grado di aggregazione piastrinica.
  • E cardioprotettiva dopo un danno al miocardio.

L’olio di canapa contiene componenti attivi come gli acidi grassi essenziali omega-3 e 6 che sono costituenti importanti ed essenziali delle membrane delle cellule che rivestono le pareti dei vasi sanguigni ed hanno il ruolo di mantenere la corretta funzionalità cellulare.

Il rapporto e la forma chimica di tali acidi grassi essenziali, permette all’organismo di metabolizzarli in composti piu attivi, per usarli come mediatori o ligandi specifici solo quando richiesto dall’omeostasi (equilibrio) senza però ostacolare o bloccare le vie metaboliche; oltre al fatto che l’olio di canapa contiene la vitamina E, i fitosteroli, il canabidiolo (CBD: canabinoide non psicoattivo), mircelene, clorofilla e molti altri composti naturali che funzionano in sinergia, aumentando gli effetti benefici.

Con l’uso quotidiano di olio di canapa possiamo prevenire in buon parte la progressione di aterosclerosi agendo direttamente sui fattori di rischio, mantenendo piu elastiche le pareti dei vasi senza avere gli effetti collaterali, se invece è già in atto la terapia con farmaci l’olio di canapa puo dare ulteriore miglioramento del quadro clinico, sempre consultando il medico curante.

Gli studi menzionati sopra sono a favore di tale concezione e siamo certi che in futuro studi simili e piu ampi confermeranno gli effetti benefici dell’olio di canapa sia nelle malattie cardiovascolari sia in altre patologie .

Bibliografia e Versione stampabile (PDF).

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Hemp seed oil as a dietary supplement in Medical practice

Hemp seed oil is a nutrient deriving from the cold pressing of the Cannabis Sativa (grown Sativa) fruits, i.e. the hemp plant.

The history* of hemp seed oil usage dates back to Neolithic China, ca. 3.000 BCE, when seeds were used to fight skin inflammations and were also considered tonics, reconstituents, laxatives, and diuretics. Also, they were considered an excellent remedy to rid infants and animals of worms.

The first therapeutic use of hemp documented in Arabic literature dates back to the 8th-9th centuries: the most commonly used plant parts back then were the seeds, and, to a smaller extent, leaves.

Hemp oil is particularly rich in polyunsaturated essential fatty acids of the Omega type. Technically speaking, Omega (Ω) are polyunsaturated fatty acids that are chemically characterized by a first carbon-carbon double bond in the ω-3 position or in the ω-6 position starting from the last carbon atom of their chain.

Today, we know that essential fatty acids act through various action mechanisms as metabolites and messengers, with crucial roles in the metabolic traffic: they can either directly work on the nuclear receptors, activating or repressing a series a metabolic pathways that are necessary for a correct cell defensive response, or they can allow the organism to form the eicosanoid molecules involved in reproductive functions, in inflammation processes, in fever and pain, associated with traumas or diseases, in the formation of blood clots, in the regulation of blood pressure, in the secretion of gastric acid, and in many other important processes for human health.

Most vegetable oils do not contain the optimal ratio of Ω6 and of Ω3, and tend to promote the accumulation of intermediate products that act as an obstacle to fatty acid metabolism. Hemp seed oil, on the opposite, is correctly balanced and does not allow for the accumulation of metabolic products.

In hemp seed oil, the ratio between Ω6 and Ω3 is respectively of 3 to 1, i.e. the recommended ratio according to medical research on essential fatty acids consumption. Past studies on the Omega ratio tell us that during human evolution history the ratio between Ω6/Ω3 was of 1-2/1. Today, in Western societies, this ratio varies between 10-20/1.

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